Tra le attività che storicamente contraddistinguono la Scuola Waldorf dalle altre ci sono i cosiddetti “lavori manuali”. Con questo termine si riassumono tutte quelle attività che prevedono, com’è facile evincere dalla definizione stessa, l’impiego delle mani per fare un lavoro.

Si tratta di attività artistico-artigianali che, a seconda dell’età del bambino e del ragazzo, vanno da semplici treccine e catenelle (il punto base dell’uncinetto) fino a lavorazioni a maglia e uncinetto, cucito, e addirittura (nelle classi medie) al confezionamento di bambole.

Si potrà certo obiettare che queste cose “le hanno sempre fatte le nonne, non c’è nulla di nuovo e di rivoluzionario”. Si tratta di un’affermazione giusta e, fino ad un certo punto, giustificata. Dunque perché dedicare tanto tempo ad attività apparentemente così banali ed ingenue?

La risposta ci viene dalle neuroscienze. È infatti noto come al progressivo affinamento della motricità fine, della capacità di compiere movimenti raffinati, precisi e delicati, corrisponda uno sviluppo di alcune aree cerebrali (vedi bibliografia).

L’importanza di questa scoperta viene ulteriormente rimarcata dal neuroscienziato tedesco Manfred Spitzer, che nel suo libro “Demenza digitale” (edito in Italia da Corbaccio) afferma: “Varie ricerche dimostrano che i bambini dell’asilo che hanno potuto giocare di più con le dita in seguito presentato competenze matematiche più elevate: l’esercizio delle dita migliora le capacità matematiche.”.

Queste affermazioni cambiano notevolmente la prospettiva dalla quale osservare e considerare i lavori manuali. Da semplici attività “svolte dalle nonne” si trasformano in importanti, fondamentali strumenti di sviluppo del cervello del bambino.

Esula dallo scopo di questo articolo voler dimostrare come ad una maggiore complessità delle connessioni neuronali corrispondano maggiori capacità di collegamento, di pensiero (rimandiamo per questo a testi specifici presenti in bibliografia).

Ora però il motivo che spinge gli educatori delle Scuole Waldorf a fare un così grande affidamento a questo genere di attività non è più un mistero: lavorare con le mani aiuta la conformazione e la maturazione del cervello e, se prestiamo fede a quanto affermano gli esperti, ne rallenta persino l’invecchiamento preservandoci (almeno come possibilità) dai processi neurodegenerativi tipici dell’età matura.

Non sapete cosa fare questa sera? Spegnete la tv e dedicatevi all’uncinetto 😉

 

Giocabilità – motricità fine

Carlson et al

Lo sviluppo della motricità fine nei bambini

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